lunedì 19 settembre 2011

Usurpatore d'anime.

 





Perdono, utopistico e surreale conseguenza a ciò che fu.



Algide mani s’un talamo mai amabile.



Fugace ma immortale penitenziar nel forzoso assolo.



Lei, subordine al reo dal nefasto zelo.









Programmatica danza dal lurido e macabro incontro.



Esangui labbra, gementi tormento nell’ascesa dell’agonia.



Urlanti silenzio nella turpitudine d’un palpito scosceso.



Una quiete nell’avaria condotta da un maniacale sussulto.







Chi fu testimone del tormento, se non tu acre usurpatore?



Bestemmia alla dignità di un’ offesa purezza.



Bastardamente ingordo, spurio, ignobile stupratore.



Subliminale segreto di quelle anime che a te rivendicano gli inferi.






( Enrica Meloni)
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Pensiero di te




Sacral beatitudine,

verbo d’incanto d’ogni mirabil tuo dir.

Docile donna,

femminea esistenza nell’estasi del tuo essere.

Onirica voce nella realtà del mio esistere,

di te instancabilmente pregno.

Tu, sommo apice di ciò che vorrei fosse.

Nomenclatura d' una quotidianità mai mondana,

ma intimamente nostra.

Lettera dall’amabile lettura.

Forma nella mente mia d’ogni tuo dove che in me riecheggia.



( Enrica Meloni)

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domenica 18 settembre 2011

Umana genia


Rosea cute la loro, al pari di flebili bisbigli s’ammacca di timidi sospiri.



Lei, carnicina, liscia depauperata dalla cocente volgarità.



Non sola epidermide ma olezzo d’umana vita.





Pelle, manto vitale di quel cuor che in essi ribatté veemenza.



Sintagma di lascive movenze, come un lustrarsi a ciò che di beato si fregia.



Calure d’uomini dipinti in eguali dettagli.





Una par condicio visiva, nudità, forma fraterna come destini posti allo sguardo.



Né membri né vulve faranno vergogna, giacché esse saranno perenne vita.



Seni mai aridi, reduci da parti regali, postumi ad un’egregia forza sociale.





Essi come infinitesimo idillio, sostenitori di questa mai logora stirpe.



Sulla gloria dello scalzo procedere, van movendosi nella terrena nudità.



Ancestrale genesi, trasmigrata comunità nella penisola dell’umana genia.







( Enrica Meloni)
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sabato 17 settembre 2011

Nutrice


Tu, curatrice d' ogni infante che da te si protrae in essenza di vita.

Cibaria dal latteo energico palmo, carezzevole in lauti cullar.

Bisbiglio d 'un docile sussurro riecheggiante sulla dondolante seduta.



Donna, consorte di grazia, materna alfa di quel che diverrà uomo.

Origine d' un nutrir mai spento, magnanima risposta alla vita.

Adorabile assolo dall’inespugnabile forza.


Grembo salvifico il tuo, beatitudine all’accrescer dei sensi.

Sostegno d’amorosi seni, candori d' una vitale  formosità.

Ringraziamento al divenire, fosti tu, nobile nutrice.


  ( Enrica Meloni)
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sabato 10 settembre 2011

Kamasutra


Vicendevole donarsi, mai masturbatorio, voluttuosamente appagante.





Sussulto nell’arcaico ma mai remoto del corporeo cerimoniale.





Sublime e carneo dono nel tepore degli intonati ansimi.








Cibaria d’umori e semenze spirituali, criterio di perenne piacere.





Come vangelo dal senno tribale, libero nello spaziare privo di norme.





Empirico suono, note scandite negli striduli tintinnii di lettighe d’amore.








Danzanti anime sul rovo dell’erotica enfasi di lussurioso verbo.





Plasmarsi di pelli eburnee, piacevoli alle nari di chi a loro non seppe resistere.





Variegate movenze dal fantasioso spingersi, figlie segrete delle tue pagine, Oh Kamasutra.



                                                                 ( Enrica Meloni)
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giovedì 1 settembre 2011

Non cocente sesso



Imprescindibilmente sentito, chiasmo esistenziale.





Egregia brama, mai tornita dall’inesistente rinuncia.





Ossequio d' una fulgente carnalità, non cocente sesso.











Amore, elargizione del se, simbiosi, gratificarsi.





Azion fatta nel mistico del tepore, possente congiungimento.





Calura d' un membro giunto all’apice dell’attratto.











Cospirazione a due in quel che l’assolo non giungerebbe.





Distico corporeo, strofa alternata d' un darsi privo di spasmi.





Far l’amore, unico vero poema dal libero verso.








( Enrica Meloni)
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Amabilmente ingenuo

Occultato nelle membra del corroborante silenzio.





Sussurrato nella stasi di quel che mai mutò.





Taciturno ma nettamente riecheggiante.











Voce dalla timbrica inudibile, inascoltata.





Temporaneo, basito nel donar mai congiunto.





Residenza la tua, un claudicante limbo.








Faziosità nell’accordarti con chi t’accoglie,





ma di te si bea come un’insolente scadenza.





Sii tu, inamato amante, amabilmente ingenuo.











( Enrica Meloni)



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