Supina nella speme di un perché mai statico,1
vorticosamente ingenua agli enigmi di cupidigie ancor disfatte,
come languori di salinità di pianto,
a lei esanimi si ripongono nel culmine dell’attesa.4
Desolazione nel corpo mai santificato in giovine completezza,
intarsiato da una stantia dolenza d’animo,
s’imbatté nel decoro di lamentosi strascichi.7
Capezzoli come capezzali d’una morte oramai d’imminente voce,
cibaria d’un mancato sapore per l’amor affranto d’alacre mancanza.9
Moribonda e necroforme sonno il suo,
d’angelico ricordo inorgoglì il suo remoto,
di spasmo d’aspri spiragli, diede firma al suo presente.12
Donna, nudità d’una cinta vestale,
refrigerio senza calura sii tu figlia d’una claudicante sventura.14
( Enrica Meloni)

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