La peculiarità del poema allegorico è sostanzialmente basata sulla divulgazione e trattazione d’argomenti di matrice religiosa o di stampo etico-filosofico, contenuti che sono narrati attraverso l’utilizzo di concetti simbolici, icone dell’immaginario umano che necessitano di un’accurata attenzione ed interpretazione. Il processo allegorico non è altro che l’attribuzione d’un significato differente da quello originario, che rende alla parola di base un carattere di potenziale rivisitazione, il vocabolo in questione non è ciò che in realtà è mostrato letteralmente sul testo, in quanto realmente esprimerebbe un significato differente.
Il contesto medioevale rappresentò il vero fulcro all’interno del quale questa metodica poetica ebbe vigore e successo, la si considerò una soddisfacente forma di didattica, giacché attraverso la giocosità dei termini fu comunque capace d’insegnare e diffondere dottrine e contenuti di vario genere. Uno strumento letterario dall’accezione accademica, per mezzo del quale le complessità filosofiche furono comunicate ai didatti con una chiave di linguaggio lontana dal consueto formalismo. Tale tipologia di poetica consentì agli autori di poter comunicare i loro contenuti attraverso icone, immagini mentali che fossero in grado di suscitare interesse al lettore per la loro funzione figurativa, solitamente complicata, ma decisamente più interessante e coinvolgente durante la lettura. Lo scopo primario del poema allegorico fu quello di concedere al lettore d’esser coinvolto nel processo di ricerca del significato reale dei termini e dell’intero contenuto convertito in un’allegoria dalla necessaria traduzione interpretativa.
Il percorso di lettura e comprensione dei testi avvenne grazie ad un meccanismo psicologico, durante il quale la stessa mente fu indotta implicitamente ad accostare determinati significati ai concetti stillati sui versi. L’elemento cardine dell’allegoria fu la presenza di figure visive, descritte dall’autore, il quale ponendole in evidenza s’accinse a sostituire normali parole da dizionario mostrandole così in un’ottica quasi vissuta, platonicamente impalpabile ma emozionalmente vivibile. Non è sottovalutabile l’influsso positivo e professionale che l’abilità in codesta arte ottenne, giacché la riuscita di tutto ciò comportò inevitabilmente a far si che l’autore fosse adornato d’un divo misticismo artistico degno d’ossequio.
In primo luogo s’analizzi l’immaginario infernale, denotando così un contesto figurativamente abitabile, rappresentato da un gorgo di forma conica rovesciata, del quale il turbine vorticoso s’addentra nella parte centrale della terra. La discesa verso l’incanalatura permette il raggiungimento del fiume Acheronte, del Limbo fino al proseguimento verso i nove cerchi delle tormentate ombre dei dannati, icone dall’inguaribile sofferenza, perpetrate nell’abisso del travaglio illimitato donatagli dal contrappasso, legge assoluta per il loro penare. Un dirigersi verso le peccaminosità molteplici, divenendo testimoni di rei dalle colpe capitali, dalle infamie contro la Provvidenza e la sua opera, seguiti da coloro che divennero portatori d’eresia nelle sue più svariate forme. Un addentrarsi sino all’esser testimoni d’un Lucifero alato in atto, cibatosi dalle sue tre bocche di vili e traditrici personalità quali Bruto, Cassio e Giuda. Quivi si ponga attenzione alla strumentalizzazione dell’immaginario, concretizzato nel dialogo di personaggi negativi per il contesto storico-sociale dell’umanità. Un disdegno in cerca di giustizia rappresentato dalla punibilità infernale, sofferta e travagliata come quasi pareggiarla al dolore patito dalle vittime di chi visse sul suolo terreno piangenti pene causate da coloro che sono collocati nell’inferno Dantesco. Una
collocazione di demerito, una carcerazione spirituale e non, intenta in chiave allegorica ad un fine ultimo: la condanna.
risonavan per l’aere sanza stelle, 24
per ch’io al cominciar ne lagrimai.
Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d’ira, 27
voci alte e fioche, e suon di man con elle
facevano un tumulto, il qual s’aggira
sempre in quell’aura sanza tempo tinta,
come la rena quando turbo spira. 30
parole di dolore, accenti d’ira, 27
voci alte e fioche, e suon di man con elle
facevano un tumulto, il qual s’aggira
sempre in quell’aura sanza tempo tinta,
come la rena quando turbo spira. 30
Purgatorio, una purificazione di coscienze parlante ed agente, inscenata ottimamente in un contesto non terreno.
I CANTO PURGATORIO
faceva tutto rider l’orïente,
velando i Pesci ch’erano in sua scorta. 21
I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a l’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente. 24
Goder pareva ’l ciel di lor fiammelle:
oh settentrïonal vedovo sito,
poi che privato se’ di mirar quelle! 27
oh settentrïonal vedovo sito,
poi che privato se’ di mirar quelle! 27
meritocrazie, le più distanti dal sommo spirito sono quelle afferenti ai meriti acquisiti nella vita terrena. Anche in questo caso l’ingegno dantesco attraverso l’utilizzo delle icone salvifiche pone in risalto la supremazia di un bene che necessita un profitto di quiete come ricompensa e merito decisamente e pregevolmente conseguiti.
I CANTO PARADISO
La gloria di colui che tutto move
per l'universo penetra, e risplende 2.
in una parte più e meno altrove. Nel ciel che più de la sua luce prende
fu' io, e vidi cose che ridire
né sa né può chi di là sù discende; 6.
perché appressando sé al suo disire,
nostro intelletto si profonda tanto, 9.
che dietro la memoria non può ire.
Veramente quant'io del regno santo
ne la mia mente potei far tesoro,
sarà ora materia del mio canto. 12.

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grazie..........mai inutili i tuoi insegnamenti
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